lunedì 27 luglio 2026
il manager allenatore: L’inverno sta arrivando!
martedì 1 febbraio 2022
Disarmonia
mercoledì 29 gennaio 2020
Etica
giovedì 11 luglio 2019
L'errore più grande che l'uomo può commettere è cercare lontano quello che ha dentro di se.
Ognuno da la sua risposta a questo continuo andare, ognuno una diversa angolazione della propria inquietudine, ognuno un diverso modo di cercare ... qualcosa.Io credo che alla base ci siano due motivi:
Quello è rimasto di noi ... in questo bailamme quotidiano di inutili ipocrisie abbiamo perso la nostra meta.lunedì 3 dicembre 2018
La disumanizzazione dell:ambiente di lavoro
La "disumanizzazione" dell'ambiente di lavoro ...
Non sono più un ragazzino e osservo il mondo intorno a me come un rincorrersi di fatti e di esperienze che mi vedono sempre meno coinvolto perché non riesco più a sentirle mie ... troppo diverso il passo ... troppo diversa l'etica e le finalità ... esasperante la competizione ...
una continua lotta di gladiatori nell'arena della vita e del lavoro. Ricordo che quarant'anni fa si parlava con timore della robotizzazione dei contesti lavorativi ... "Io robot" di Asimov dava il via alle tre leggi della robotica e una pletora di scrittori di fantascienza costruirono su queste una infinita serie di perversioni e malversazioni che innescarono in tutti noi la convinzione che il futuro era dei robot che prima o poi avrebbero controllato il mondo... menti semplici ed impressionate da una tecnologia emergente e velocissima che creava timore e rendeva ignoto il futuro ... Col senno di poi oggi viviamo un presente fortemente tecnologico e sempre più automatizzato ben lontano dal concetto di robotizzazione di Asimov ma certamente con sviluppi che hanno stravolto il nostro quotidiano. Ma se, al momento, la disumanizzazione del lavoro non e' causata dai robot viviamo lo stesso questa realtà grazie all'uomo ad ai suoi comportamenti. Si tende a spezzare, nel contesto lavorativo la socialità ... comunicare in ufficio e' scrivere mail, nemmeno più telefonare (bisogna lasciar traccia degli accordi presi che possono altrimenti essere sconfessati) e questo anche se si e' vicini di scrivania ... la cultura del comando gerarchico passa attraverso la gestione del potere ... coltivando fra i propri collaboratori i meno confliggenti e quelli più disposti ad obbedire senza discutere ( salvo ritrovarseli attaccati alla giugulare alla prima occasione propizia) poco importa se questi ultimi spesso latitano di etica e di competenza ... sono braccio armato del potere del momento pronti a rivolgere le armi contro i propri padroni appena questi mostrano cenni di cedimento. Non esiste più il confronto esperienziale fra il vecchio ed il nuovo lavoratore ... esiste sempre più una generazione di nuove menti che costruiscono il futuro delle aziende rinchiuse in torri di avorio inavvicinabili dalle quali partono gli impulsi vitali di un nuovo mondo che sempre più sa di antico ... generazione di caste che prevalgono per imposizioni di progettualizzazioni e comandi che si allontanano sempre di più dal territorio operativo ... che inventano realtà inesistenti salvo falsificare test e regole per raddrizzare grossolani errori per poi miseramente implodere sulle proprie balle. Io vivo ancora del romanticismo dei sognatori che inseguivano la logica di un riscatto sociale per se stessi e per il proprio territorio natio ... che puntavano innanzi tutto al rispetto personale e alla conoscenza delle proprie maestranze... del ruolo vero di capo ... quello che crea ricchezza per se e per tutti in un contesto etico corretto ... Romanticismo di altri tempi quando uomini e cose prevalevano per competenza e non per scorciatoie di potere. Dividi et impera, tutti contro tutti in una guerra al massacro che avvicina ai vertici sempre più ipocriti e sempre meno competenti.
domenica 5 novembre 2017
La mia azienda ideale? Notte stellata di Van Gogh !
martedì 5 settembre 2017
L’inverno sta arrivando!
domenica 30 luglio 2017
Quella difficile strada che porta alla coerenza!
giovedì 10 marzo 2016
Coaching. Il manager allenatore! (X post) Il coach e…come affrontare il livelli di performance al di sotto della media!
- confidare nell’esempio positivo
- premiare sempre e con visibilità il lavoro ben fatto
- essere giusto o almeno sbagliare il meno possibile
- saper chiedere scusa dei propri errori senza difenderli ad oltranza
- al cospetto di un fallimento partire dalla consapevolezza di essere il primo dei colpevoli
- aver pazienza e insistere con metodo
- trasferire senso di attaccamento al lavoro ed al risultato comune trasferire sapere ed esperienza a piene mani senza temere di ritrovarsi, prima o poi, al cospetto di qualcuno migliore di me….e saperlo ammettere!
giovedì 4 febbraio 2016
Coaching. Il manager allenatore! (IX post) Il coach e…l’analisi dei livelli di performance!
a) Credo fortemente nell’onesta del numero quando questo è inoppugnabile ed esprime sinceramente un risultato lavorativo molto meno quando lo si vuole forzare ad ogni costo in ogni realtà e contesto;
b) Credo fortemente che addetti e manager debbano ruotare in contesti simili o connessi tra di loro ma credo sia fortemente deleterio che passino attraverso mondi lavorativi completamente diversi a beneficio di una versatilità che tende ad abbassare il profilo del risultato.
Per fare un esempio sportivo è come dire che un attaccante deve provare a fare il portiere per capire come agisce il portiere e il centrocampista per capire come si imposta il gioco. Una volta su 1000 si potrà scoprire che un attaccante appena sufficiente si dimostri un talento come portiere…… 10 volte su 10 l’allenatore è esonerato!
Allora?
Non me ne vogliate se ho preso a calci polemicamente convinzioni oneste e i, in alcuni casi, condivisibili ma il mio intento, provocatorio, è quello di spostare il centro dell’attenzione dai numeri alle persone …lì dove è necessario!



